venerdì, marzo 09, 2007

CENTRI SOCIALI SI O NO?

Ci siamo accorti che attraverso un nostro articolo: -Occupazioni: la città ringrazia il Questore,-abbiamo scatenato una rissa politica tra quelli a favore dei Centri Sociali e quelli contrari. Non era questa la nostra intenzione, ne tanto meno quella di sentenziare un NO AI CENTRI SOCIALI. Tali luoghi non sono da recriminare e da cancellare, ma da rivedere, rendendoli legali: niente droga, niente musica fuori dai db consentiti, rispetto del vicinato e delle sue proprietà, niente cibi avariati e attuazione delle norme igienico-sanitarie, ma soprattutto, e specialmente nella Rossissima Emilia-Romagna, basta con la deleteria politicizzazione a senso unico Comunista di tali strutture pagate con i soldi di tutti gli elettori. Basta con le stelle rosse, il falso idolo di Chè, le falci e martello, la propaganda elettorale dei DS, Verdi e Comunisti durante le elezioni! I centri sociali devono essere luoghi di socializzazione, di cultura pluralista e di divertimento a basso costo accessibile a tutti (esiste chi non ha i soldi per andare a divertirsi,) dal momento che sono finanziati con soldi pubblici! A chi dice: -Diamo fuoco ai C.S o chiudiamoli, noi rispondiamo che sono centri sociali anche quelli per anziani (purtroppo sempre altamente politicizzati a Sx nella rossissima Bologna,) però hanno una loro appropriata funzione sociale, quindi sono giusti. Il centro sociale non è sbagliato in sè, è sbagliato l’improprio uso che i nostri cari politici rossi ne hanno sempre fatto ed è ingiusto che chiunque, possa occupare impunemente per prendere i soldi dagli spacciatori, i denari dei finanziamenti pubblici senza offrire poi un reale servizio collettivo o solo perché si annoia e non gli piace il centro giovanile vicino! Questi centri di aggregazione, per essere correttamente funzionanti, dovrebbero essere in mano a tutte le Forze Politiche e in modo paritetico, cioè non tenendo conto delle percentuali elettorali ma del numero dei partiti. C’è poi da considerare che, in una città. uno zoo per sbandati, che nulla deve avere a che fare con i regolari centri sociali, ci vuole (meglio che vederli in strada,) ma tale luogo deve essere comunque sotto controllo e non deve arrecare disturbo o danni ai cittadini e deve avere al suo interno delle unità di recupero sociale (non inadeguate come le attuali.) Il Centro-Sinistra, purtroppo, ci ha fatto odiare la parola “centro sociale” attraverso le sue cattive gestioni, ma la colpa è solo di questi politici, non di questi luoghi che sarebbero indispensabili per la Vera cultura, la Vera socializzazione e il Vero e sano divertimento. Per quanto riguarda la collocazione politica di questi centri teniamo a precisare che ci sono quelli di Sinistra, quelli di Destra e quelli di Centro: le parrocchie sono numerosissimi centri di aggregazione sociale, però non disturbano incivilmente nessuno, come nella stragrande maggioranza anche i centri di Destra! Vogliamo infine rispondere a chi ci ha rimproverati di accusare solo gli studenti del Sud dei problemi legati alle occupazioni. Purtroppo in maggior parte constatiamo che sono del Sud: non sarà a caso che una portavoce del collettivo che ha occupato l’ex cinema a Bologna aveva un forte accento non Bolognese? E poi Nord o Sud, non ne vogliamo fare un caso razziale ma solo una constatazione: l’Italia è una,unica e in tutto vi è il buono e il marcio.

La Redazione del Veleno del Popolo (X)

1 commento:

Anonimo ha detto...

Mi hanno segnalato il vostro articolo (OCCUPAZIONI: LA CITTA' RINGRAZIA IL QUESTORE!) e visto che sono assolutamente d'accordo sulla necessità di ascoltare tutte le voci e soprattutto le opinioni discordanti mi sono affrettato a leggerlo. E' questa l'unica strada per crescere e creare un movimento e un cambiamento/miglioramento che investi tutta la società.
Purtroppo ho la sensazione che l'autore dell'articolo non sia mai venuto a trovarci. Senza averci incontrato il suo articolo è fondato proprio su quei pregiudizi che noi abbiamo tentato di scardinare. La nostra parola d'ordine è stata pluralità e inclusività. Non è stato una caso se MetroLab è stato attraversato da soggetti molto vari tra loro. Dagli studenti che venivano a prendersi una birra ai vecchietti che venivano a leggersi il giornale e scambiare quattro chiacchiere con noi, fino ai bambini e alle famiglie che vedevano positivamente il fatto che un luogo prima morto, buoi e pericoloso fosse rivalorizzato e nuovamente fruibile dalla collettività.
Non è stato un caso se abbiamo ricevuto la visita e l'appoggio dal parroco e dal centro anziani del quartiere. E' chiaro che chi scrive non ha minimamente avuto un confronto con MetroLab cadendo nella facile tentazione di etichettarlo come l'ennesimo collettivo rosso violento e incivile. Nulla di più sbagliato. MetroLab ripudia nettamente violenza e inciviltà. Ma oggi la vera violenza e una città che non offre diritti per precari, migranti e studenti, la vera inciviltà è un'amministrazione chiusa nel suo palazzo dorato, incapace di parlare e confrontarsi con la sua città. Tutta le retorica sui danni e sul degrado è assolutamente strumentale e dettata da stantii pregiudizi. MetroLab ha liberato l'ex-cinema embassy, l'ha pulito e lo restituito alla cittadinanza. Se il simpatico autore dell'articolo fosse passato sabato alle 5 di notte da Via Azzo Gardino avrebbe visto un gruppo di giovani intenti nella pulizia della strada.
Tutto ciò ci ha fatto guadagnare il titolo di "collettivo di bravi ragazzi" e ha spinto i giornalisti a descrivere MetroLAb come l'occupazione gentile. Ma ciò è assolutamente strumentale. L'importante non è se i membri di MetroLab sia freschi e sbarbati, se abbiano una laurea in tasca, siano in regola con gli esami o abbiano la media deò 29.5. Essere gentili non è una categoria politica, non esistono occupazione gentili e altre che non lo sono. La questione riguarda le pratiche e l'approccio allo società, noi siamo inclusivi, entusiasmiamo e coinvolgiamo. Ciò non perchè siamo bravi ragazzi ma perchè parliamo a tutta la società e portiamo avanti rivendicazioni giuste, proponendo soluzioni concrete e articolate come una carta di cittadinanza e una proposta di legge sul reddito.
Il tentativo dichiarato è quello di ricondurre tutto alla dicotomia legale-illegale appiattendo qualunque possibile dibattito e zittendo con un frastuono immenso ogni voce. Noi rivendichiamo binomi più naturali è importanti come quello buono-cattivo, bello-brutto e soprattutto giusto-sbagliato.
Non mi attardo nel commentare inutili sproloqui come quello sugli studenti provenienti dal sud o sulle tessere da portare in comune e rivendere per le elezioni. In tutta sincerità mi sembrano deliri fuori luogo e di certo non appartengono alla nostra cultura.
La mia modesta opinione è che le sacche di intolleranza di cui voi accennate esistano già ed il vostro articolo ne è un esempio. Da studente, ingegnere e prima di tutto persona non posso accettare un attacco talmente pregiudiziale e sterile. Sono proprio questi ragionamenti che creano quella spaccatura tra studenti - e giovani in generale - e residenti che tanto ingrigisce questa città. Questa dicotomia è totalmente strumentale e non farà che innescare una spirale di degrado e intolleranza. L'unica risposta possibile per ridare a Bologna quel suo antico splendore e superare tale divisione e comprendere che non solo è possibile un convivenza ma che ciò anzi costituirebbe un patrimonio culturale e umano immenso.
Continuando a rivendicare l'importanza del confronto invito l'autore dell'articolo a visitare il nostro blog (http://metrolab.noblogs.org/) e a rispondere alle nostre considerazioni.

MetroLab
Bologna Primavera '07
http://metrolab.noblogs.org/